GEOLOGIA
Delineare per sommi capi la nascita geologica di una regione è certamente un compito arduo ma, nel caso della Sicilia, con la sua posizione a metà tra due continenti, eurasiatico a nord e africano a sud, la questione diviene ancora più complessa. L’antefatto della formazione dell’isola, è, certamente, quello della «deriva dei Continenti», una teoria delineata nei suoi punti fondamentali dall’astronomo tedesco Wegener ed ultimamente corroborata da tutta una serie di dati provenienti da diverse branche della geologia.Oggi questa teoria viene più precisamente definita come «Tettonica delle placche litosferiche» ed in poche parole prevede e studia il comportamento di enormi porzioni della «crosta solida» del pianeta Terra, la Litosfera, che galleggiando sull’Astenosfera, fluida ed interna, una sorta di mare di lava incandescente, si spostano spingendosi, cozzando ed allontanandosi tra loro. Nell’area del Geopark di questa antica fase della storia della terra emerge sinora isolata ma probabilmente solo per mancanza di ricerca scientifica, il resto di una dorsale oceanica con eminione di lave basaltiche del Triassico (ca 213mln di anni) Successivamente anche altre porzioni del fondo marino furono spinte fuori, essi, ad esempio, appartenevano a depositi a granulometria fine, di mare profondo, che diedero origine alle grandi e potenti coltri di argille che caratterizzano grandi estensioni del territorio isolano, sono appartenenti a facies che non contano che 20/18 milioni di anni. Sono i depositi detti fliscioidi, del periodo Oligo Miocenico, caratterizzati dalle argille intermezzate da grandi e piccoli depositi lenticolari di Quarzareniti di diverso colore e diversa granulometria che, laddove fuoriescono dalla coltre di plastiche argille formano elementi caratterizzanti il paesaggio della Sicilia centro settentrionale detti «Timpe».Queste formazioni fliscioidi, che vediamo dominare tutta la parte settentrionale della provincia di Enna, oltre che la catena nebrodense, sono in pratica i banchi di argille depositatisi sul fondo della Tetide, inframmezzati dalle «frane» di detriti sabbiosi e ciottolosi che cadevano dall’alto delle piattaforme continentali verso il fondo in quel fenomeno che i geologi e gli oceanologi chiamano «fenomeno delle correnti di torbida».Cinque milioni e duecentomila anni fa circa, alla fine del Tortoniano, il mare Mediterraneo vide chiudersi ogni collegamento residuo sia con l’oceano di est, che nel frattempo aveva preso la forma dell’odierno oceano Indiano, sia con l’Atlantico. Questa mancanza di collegamento con l’esterno causò il progressivo evaporare delle acque del mare che, allora come oggi, aveva un bilancio idrico negativo ricevendo dai bacini fluviali che lo circondano meno acqua di quanto non evapori per azione del sole. L’evaporazione del mare addirittura si andò innescando con sempre maggiore velocità a causa del diminuire dello spessore delle acque, e il Mediterraneo finì per divenire prima un mare fortemente salato per dividersi poi in vari bacini minori ad altissima salinità, simili al Mar morto di oggi, intervallati da distese desertiche sul cui fondo si erano accatastati possenti depositi dei sali lasciati dall’evaporazione delle acque. Durante questo periodo così particolare, i cui primi segni furono studiati in una miniera del messinese che pertanto venne chiamato Messiniano, la Sicilia non era ancora del tutto emersa, per cui nelle zone che erano fondali marini bassi prima della fine del Messiniano vennero ad accumularsi le coltri dei sali accatastatisi a causa dall’evaporazione. Quando alla fine del Messiniano con la rottura della parete di Gibilterra le acque penetrarono nel bacino desertico per riformare il Mediterraneo, quelle aree erano già state spinte più in alto del livello medio del mare e per questo non vennero più coperte oppure i depositi di sali vennero sigillati da depositi dovuti al ritorno di un mare vivo, pensiamo ad esempio alle calcareniti dette di Capodarso, ricche in conchiglie fossili, prima che ulteriori forze le portassero in completa emersione.Oggi quelle aree sono quello che viene definito l’altipiano gessoso solfifero, una vasta zona della Sicilia nella quale la presenza delle rocce di formazione evaporitica caratterizza il paesaggio ed ha, nel tempo, condizionato anche l’economia delle genti che sull’altipiano vivono.Dalle coltri dei sali l’uomo ha estratto il Gesso, lo Zolfo, il Salgemma, ed in ultimo i sali di Potassio. La Sicilia oggi continua la sua lenta formazione e dimostra ancora di essere una terra giovane e proiettata verso grandi cambiamenti geologici, basti pensare alla densità vulcanica presente sull’isola e nei suoi arcipelaghi o alla sismicità.
