LA FLORA
Certamente l'Italia è la nazione che conta il maggior tenore di biodiversità vegetale d'Europa. Secondo la recente pubblicazione scientifica "Flora Europaea", infatti, in tutto il continente antico, dalla costa dell'Atlantico agli Urali e dalla Scandinavia alle isole mediterranee, crescono circa undicimila specie di piante superiori. Secondo tale stima, l'Italia, comprende il cinquanta per cento della intera Flora europea in raffronto ad una superficie che non raggiunge un trentesimo di quella dell'intero continente. Una ulteriore nota di importanza della Flora d'Italia è costituita dalla presenza di un ricco numero di endemismi. Secondo il botanico Sandro Pignatti, autore della monumentale opera "Flora di Italia" le specie e le sottospecie endemiche dell'Italia sono ben 712 con circa il 12% del totale.Questa presenza di endemismi è concentrata soprattutto in Sicilia, in Sardegna in Puglia ma anche sulle Apuane, sull'Appennino centrale e sulle Dolomiti.Nella flora endemica siciliana si possono ricordare anche degli alberi: Abies nebrodensis , Genista aetnensis (presente anche in Sardegna) e Betula aetnensis . La biodiversità, ovverosia la presenza su di uno stesso territorio di diverse specie, vegetali o animali, è, quindi, in Sicilia l’elemento maggiormente visibile per ciò che riguarda la vegetazione.Infatti in questo territorio particolarmente limitato, sono presenti migliaia di taxa. Molti di questi taxa specifici ed intraspecifici sono endemici della Sicilia, o di regioni di essa o, ancora, rappresentano particolari fatti di interesse tassonomico e o scientifico. E’ per questi motivi che la Flora siciliana presenta un posto preminente tra le motivazioni istitutive dei Parchi e delle Riserve Naturali oltre che nella comprensione delle caratteristiche naturali di questa regione mediterranea. Con una buona approssimazione si potrà ritenere mediterranea la fascia litoranea e collinare dell’intera penisola italiana e delle isole, essa in natura dovrebbe essere ricoperta da foreste e da boscaglie di Leccio (Quercus ilex), e Sughera (Quercus suber), come anche da macchie nelle quali dominano gli arbusti sclerofillici tra i quali soprattutto il Corbezzolo ( Arbutus unedo ), il Lentisco, (Pistacia lentiscus), la Fillirea (Phillirea spp.), il Rosmarino (Rosmarinus officinalis). Tra gli alberi maggiormente frequenti in questa fascia, laddove la stessa mantiene ancora il suo aspetto originario troviamo l’Oleastro (Olea oleaster) ed il Carrubo (Ceratonia siliqua). In alcune parti di questa fascia, troviamo delle formazioni a Gariga nelle quali si assiste ad una forte degradazione ddella vegetazione con la riduzione del suolo umitile e l’affioramento della roccia madre per ampi tratti del territorio. Quando la vegetazione viene lasciata evolvere per vie naturali, senza l’interferenza delle attività antropiche, tende, attraverso degli stadi successivi, a raggiungere uno stadio di equilibrio piuttosto stabile con le condizioni ambientali presenti (suolo, morfologia del substrato, posizione geografica, clima...). Tale stato di equilibrio della vegetazione è detto CLIMAX. Il climax fondamentale della vegetazione mediterranea italiana è il bosco di Leccio nel cui sottobosco predominano gli arbusti sclerofillici e diverse specie di piante erbacee rampicanti e di liane come la Salsapariglia ( Smilax aspera) o la Fiammola (Clematis flammula). Le erbe basse in queste condizioni sono rare a causa della scarsità di illuminazione che riesce ad arrivare al suolo per la fitta e perenne copertura foliare presente nella lecceta. Nelle porzioni di territorio più calde la lecceta può essere sostituita dalla sughereta o, laddove siano presenti suoli calcarei dalla elevata aridità, dalla pineta a Pino d’Aleppo (Pinus halepensis). A causa dei tagli, degli incendi e della pratica del ceduo, i boschi di Leccio sono oramai limitati a lembi residui nelle zone maggiormente inaccessibili; più frequentemente si possono incontrare porzioni di territorio a Macchia che rappresentano uno stato degradato del bosco. La Macchia è identificata da una vegetazione costituita da arbusti o alberi allo stato di arbusti, sclerofillici, per lo più sempreverdi e xerofili. Le specie sono quelle che formano gli strati di sottobosco delle leccete ma, in questo caso, mancando la copertuta fitta delle chiome dei lecci crescono ffittamente appressati gli uni agli altri dando luogo a complessi spesso impenetrabili. In base alla specie dominante distingueremo una Macchia a
Leccio, a Corbezzolo, ad Erica, a Ginepro, a Lentisco, a Cisti, ad Euforbie e così via.La macchia, laddove rimanga per lungo tempo indisturbata e cresca in un ambiente con un substrato adatto,
tenderà ad evolversi verso il bosco, mentre se verrà sottoposta a degradi intensi, ad esempio a frequenti incendi o al pascolo pesante, involverà verso la Gariga. Questa è una formazione caratterizzata da arbusti di rado superiori ai cinquanta centimetri di altezza dal piano di calpestio, piuttosto radi e inframmezzati da ampi tratti di suolo non più coperto da vegetazione e con la roccia madre alla superficie. In Sicilia la specie dominante nella fascia submontana è un quercia caducifoglie, la Roverella (Quercus pubescens), accompagnata nei luoghi più freschi ed umidi dal Cerro (Quercus cerris). In varie zone dell’isola, in dipendenza della tipologia del suolo, «pedologia», o dell’intervento dell’uomo, possiamo trovare anche ampi lembi di noccioleto (Corylus avellana) o di Castagneto (Castanea sativa), ambedue specie autoctone ma meno dominanti rispetto le querce caducifoglie.Il sottobosco ospita svariate essenze tra le quali ricordiamo il Pero mandolino ( Pyrus amygdaliformis) il Pero selvatico o perastro (Pyrus pyraster), la Coronilla dondolina (Coronilla emerus), il Citiso a foglie sessili (Cytisus sessilifolius), il Prugnolo (Prunus spinosa), la Rosa sempreverde (Rosa sempervirens), l’Alaterno (Rhamnus alaternus). Lo strato erbaceo, avvantaggiato durante i mesi primaverili dal fatto che la vegetazione arborea è quasi tutta caducifoglia e deve ancora dotarsi delle chiome della stagione estiva imminente, mostra delle belle fioriture destinate a diminuire con l’incalzare dell’estate e della copertura foliare arborea. In particolare le più diffuse fioriture sono quelle dell’anemone fior di stella (Anemone hortensis), e del Ciclamino (Cyclamen repandum). Molto diffusa nel sottobosoo submobtano e soprattupto lungo i sentieri e nelle radure è la bella Felce aquilina (Pteridium aquilinum). La fascia montana è il regno del Faggio (Fagus silvatica), che in Sicilia raggiunge il limite meridionale del suo areale.In particolare la specie, tipicamente europea boreale, sembra essere giunta in Sicilia durante la glaciazione Wurmiana al termine della quale sarà rimasta pur vivendo ai limiti delle sue possibilità ambientali, sino a insediarsi solo sulle parti maggiormente fredde dell’isola e quindi sulle cime delle Madonie, dei Nebrodi e dall’Etna. In Sicilia il Faggio è accompagnato non di rado dall’acero montano (Acer pseudoplatanus), dalla Rovere (Quercus petraea), e da altre specie variabili a seconda delle condizioni microclimatiche.
